Uno studio del Davis M.I.N.D. Institute  dell’Università della California dimostra che l’aumento dei casi di autismo in questo stato non sono dovuti a migliore e più accurata diagnosi

7 Gennaio 2009

(SACRAMENTO, California) – Uno studio dei ricercatori dell' UC Davis M.I.N.D. Institute ha stabilito che l’incremento di 7 – 8 volte nel numero dei bambini con autismo nati in California dal 1990 non può essere spiegato da un cambiamento nelle modalità in cui questo disturbo viene diagnosticato o calcolato e purtroppo non c’è alcun segno che ci sia una diminuzione in questo trend.

Pubblicati nel numero di Gennaio 2009 della rivista scientifica Epidemiology, i risultati dello studio suggeriscono anche che la ricerca dovrebbe passare dalla genetica alle sostanze chimiche e agli agenti infettivi nell’ambiente, cose che probabilmente sono alla base del cambiamento nel neurosviluppo dei bambini californiani.


 

“E’ ora di cominciare a guardare a fattori ambientali come responsabili del marcato aumento dei livelli di diffusione dell’autismo in California," ha detto la ricercatrice dell’ UC Davis M.I.N.D. Institute, la Dr. Irva Hertz-Picciotto, professore di medicina ambientale e del lavoro, epidemiologa e ricercatrice internazionale sull’autismo.

La Dr. Hertz-Picciotto ha detto che molti ricercatori, membri governativi e organizzazioni di supporto avevano guardato con scetticismo all’aumento dell’incidenza di autismo in California, che è aumentata invece nei bambini dai sei anni, da 9 su 10.000 nei bambini nati nel  1990 a più di  44 su 10.000 in quelli nati nel 2000, ed ipotizzato che questo cambiamento fosse dovuto ad una migrazione in California di famiglie con bambini autistici, all’inclusione nei conteggi di bambini con forme più lievi e ad un’età più precoce della diagnosi come conseguenza di maggiore attenzione o consapevolezza del problema.
La Dr. Hertz-Picciotto e la coautrice dello studio, la Dr. Lora Delwiche del Dipartimento di Scienze della Salute Pubblica dell’Università della California, hanno quindi avviato questo studio proprio per valutare queste ipotesi, analizzando i dati raccolti dal Dipartimento per i Servizi Sociali dello Sviluppo dello stato della California (DDS) dal 1990 al 2006, incrociandoli con quelli dell’Ufficio Censimenti degli Stati Uniti e del Dipartimento per la Salute Pubblica della California, che raccolgono e conservano i dati statistici sulle nascite.
Hertz-Picciotto e  la Delwiche hanno correlato i numeri dei casi di autismo riportati tra il 1990 e il 2006 con i dati sulle nascite e hanno escluso i bambini non nati in California. Hanno usato i dati dell’Ufficio Censimenti per calcolare il livello dell’incidenza nella popolazione ed esaminato l’età della diagnosi di tutti i bambini di età dai 2 ai 10 anni.
La metodologia ha quindi escluso la migrazione come possibile causa dell’incremento nel numero dei casi di autismo. E’ stato anche dimostrato che non più del 56 per cento dell’incremento stimato  intorno al 600 - 700 per cento, che è meno di 1/10 dell’incremento nel numero riportato dei casi di autismo, può essere attribuito all’inclusione tra casi più lievi, mentre solo il  24 per cento dell’aumento può essere attribuito a diagnosi più precoce.
"Si tratta di percentuali molto basse comparate alla grandezza dell’incremento che abbiamo visto nello stato" ha detto Hertz-Picciotto, aggiungendo anche che lo studio è un forte richiamo ai ricercatori e ai governi che hanno invece focalizzato la loro attenzione e tutti gli investimenti per studiare la componente genetica dell’autismo”. La dottoressa ha anche precisato che l’aumento dei casi di autismo in California non può essere attribuito a nuove crescenti diverse popolazioni in quanto il disturbo colpisce i vari gruppi etnici praticamente allo stesso modo e ha aggiunto: "Al momento vengono spesi in studi sulle cause genetiche circa 10 – 20 volte più dollari che per studi sulle cause ambientali; è necessario uniformare I finanziamenti. I risultati dello studio sono anche un monito per gli enti sanitari a prepararsi ad offrire servizi ad un numero sempre maggiore di bambini con autismo diagnosticati circa dieci anni fa e che ora stanno entrando nell’adolescenza. Questi bambini diventeranno adulti ed una alta percentuale di loro non svilupperà capacità tali da poter vivere autonomamente, per cui la domanda che lo stato della California deve porsi è “Cosa succederà a questi ragazzi quando i loro genitori non potranno più curarsi di loro? Questo problema non deve essere sottovalutato in quanto gli adulti con autismo in futuro saranno sempre di più. Finchè non troviamo ed eliminiamo le cause, come società dovremo fornire quei trattamenti e quegli interventi che sembrano aiutare questi bambini ad adattarsi. Come scienziati dobbiamo migliorare le terapie disponibili e trovarne di nuove”.
Hertz-Picciotto e i suoi colleghi del  M.I.N.D Institute stanno attualmente conducendo altri due grandi studi volti a scoprire le cause dell’autismo. Hertz-Picciotto è la principale ricercatrice degli studi CHARGE (Rischio di autismo infantile per cause genetiche e ambientali) e MARBLES (Markers per il rischio di autismo nei segni precoci di apprendimento infantile).
Il CHARGE è il più grande studio epidemiolgico dei casi di autismo confermati ad oggi e la prima grande ricerca sui fattori ambientali e sull’interazione gene – ambiente nel disturbo. Il MARBLES è una indagine che segue donne che hanno già un figlio con autismo, in una seconda gravidanza per cercare marker precoci che predicano l’autismo nei fratelli più piccoli.
"Stiamo cercando il possibile effetto di metalli, pesticidi e agenti infettivi sul neurosviluppo" ha detto la Dr. Hertz-Picciotto. "Se riusciremo a fermare l’aumento di casi di autismo in California, dovremo portare avanti questi studi ed allargarli quanto più possibile”.
Lo studio è stato finanziato dal National Institute of Environmental Health Sciences (NIEHS) e dal M.I.N.D. Institute.
Ne 1998, alcune famiglie impegnate nel mondo dell’autismo contribuirono a fondare l’UC Davis M.I.N.D. (Medical Investigation of Neurodevelopmental Disorders) Institute. La loro  visione? Esperti di ogni disciplina collegata al cervello che lavorano insieme per un fine comune: guarire i disordini del neurosviluppo.  Da allora, team di ricercatori che collaborano al  M.I.N.D. Institute hanno volto lo spirito iniziale a dare importanti contributi alla scienza riguardo ad autismo, sindrome dell’X Fragile, sindrome di Tourette, disabilità dell’apprendimento e altri disordini del neurosviluppo che possono limitare il potenziale del bambino per l’intera vita.
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